BESTIARIO

bestiario

Alcuni cenni critici: Per "Bestiario": Edizioni Gazebo 1995 con disegni di Giovanna Ugolini

Notevole ci è parso "Bestiario" di Liliana Ugolini, una silloge costruita in modo complesso, con un linguaggio tutt'altro che elementare dove un posto di rilievo occupano la riflessione e il pensiero. Si potrebbe parlare di uno stile fortemente controllato, razionale, a tratti perfino geometrico ma non privo di incrinature, di inquietudini che dalla realtà animale si proiettano sulla condizione umana.
Roberto Cariffi da "Poesia" Anno VII - Sett. 1994

....Costringersi in una cornice può essere un elemento in più per sentirsi liberi. Liberi di spaziare all'interno, di trovare veicoli, assonanze, associazioni d'idee pur o proprio in virtù del ristretto orizzontale. Le cose, le concrete cose e animali diventano, scandagliati a volte con tecnica iperealistica un concatenato susseguirsi di libere associazioni, di rimandi, di testi pre-testi per un ricco ventaglio lessicale e linguistico.
Valerio Vallini da "Erba d'Arno" N° 62 - 1995

Nello stesso tempo la parola, in tutta la sua lucentezza, può divaricare la necessità del ri-chiamarsi, tramutando le lacerazioni nel riflesso di un'eco degli assoluti memoriali.
La fabula esalta il significante poetico che affiora dall'inconscio archetipico e svela, attraverso il linguaggio stemperato della percezione, la nitidezza di un'aurorale saggezza che richiama canzoni medievali. Gli aforismi, ed in essi il pensiero poetante che scopre il racconto in fieri del Bestiario, ci appartengono in una strategia per la quale il pensare il mondo in un progetto rielaborato dagli animali confronta la nostra infanzia alla sopravvivenza inevitabile del presente.
Antonio Spagnuolo da "Pietraserena" 26/27, 1996

....E' difficile in effetti trovare in questi testi congiunzioni, avverbi e in genere tutti quei connettivi che permettono di strutturare le frasi in periodi e di argomentare un pensiero e un messaggio. Questa riduzione e questo prosciugamento, però, producono dei testi estremamente ricchi sotto il profilo retorico, con una proflusione di figure sintattiche, semantiche ma anche fonetiche, che catturano e turbano come uno specchio in cui si rifletta il caos apparente della vita reale....
....Un mondo concretamente onirico in cui l’ io è invisibile e che ha l’conicità di certi emblemi seicenteschi, magari rielaborati da un pittore cubista, in cui ogni elemento rimanda a qualcos'altro.
....L'aspetto manieristico e poi accentuato dalla presenza di un apparato illustrativo, dovuto a Giovanna Ugolini, che è parte integrante del progetto complessivo del volume. Come nei codici medioevali le miniature venivano ad essere talvolta essenziali alla comprensione dei testi, specie laddove l'animale era meno noto, così in questa riscrittura contemporanea le illustrazioni ci aiutano a interpetrare il senso dell'operazione: un percorso figurale e figurativo fatto con tocco lieve e anch'esso giocoso, che predilige il manifestarsi dei fenomeni senza escludere una misurata presenza simbolica.
Paolo Pettinari dalla "Prefazione"

Alcuni Testi di "Il Bestiario"

Scimmia

Per il pelo, per la presa
(un cervello ridotto)
il belzebù primate
si rispecchia.
Noi di razze e corazze
emarginati, in sottecchio
d’ immagini diramo
siamo eretti (la magia
degli eventi) in riflesso
d'un doppio consapevole

Formica

Formicolar complesso
(sul sesso la corona
del volo morituro)
sta nel nascosto
caso della larva,
una beffarda scelta
concepita fuori,
un presagito segno
una traccia di ruoli,
un incontrarsi nel compito
(di noi) concepito nel tempo
una sorte da scuoter col fuscello
in fuggi fuggi
del globo-formicaio

Pipistrello

Padagio nell'arco
divorante ultrasuono di spazio,
s'emette all’ inudibile
gocciare d'alcove raccontate.
Pare del raccapriccio
l'invenzione specchiante,
imitazione del mantello di Hyde.

Sirene

Per certo il mare.
Di piumaggio o di pesce
l'altra donna c'incanta
di risacche violacee di sconquasso,
di lucori in fremiti di groppe,
nel tuffo d'un aspetto,
in attesa di specchi
scontro imprendibile.
A noi di cera, inutile
l'udito assorda cantilene

Drago

Alato sputafuoco che s'arrende
all'incetta dei simili,
sforza la scatenata mole del serpente
in rassegne d'eroi.
Cade trafitto
in fitte ricadute fino a spostarsi
dove ora si tuona, in grinta
d'un evento incontrollato

Cavallo

Cadenza del ballo pettoruto
lo scalpito di trotto
nell'occhio di tralice.
Scavallo è l'impennato
frangersi di zoccolo
la rotazione celere,
lo svezzarsi da staffe,
l’ indomarsi del groppo,
partire d'assalto contenuto
nel morso a mitigarsi,
in dominio dell'essere premuto

Serpente

Muta nell'occhio fisso
il suono solido,
l’ ofido perfido
che cambia la sua pelle
di crescenza enfiata
da mandibole.
Il soppiatto della mela,
e l'intrecciarsi
d'una scala d’ azzardi,
da schiantarsi

Gatto

Occhio che s'impossessa
del riflesso felis, s'inizia
al pathos dell’immobilità,
la contrazione intercetta
l'attenta caducità dell'attimo
carnivoro, una stregata
rapida parvenza tattile
del polpastrello quatto.
L'allungarsi in atto
di sfumarsi è il procedere
le sette volte sette
nell'ipnotico mistico
coatto fascino
delle duplicazioni

Sfinge

La soluzione dell'infinita
incognita, la sottile ironia,
sta d'eterno una soglia

Perchè far poesia su fiori, animali, ouvertures e fiabe, quando le parole centellinate in turbolenze, s'impigliano nei glomi dei percorsi? Per parlar d'altro da sè, alla ricerca dei dintorni, disgregando quell'io monumento delle voci nelle voci, per proporsi velina da ricalco, pedina, per ripercorrere il deja vu, il già detto, per rileggerci in un angolo di soffitta, come pausa rubata al silenzio zeppo, per un appiglio qualsiasi.
Liliana Ugolini