FIAPOEBESIE/VAGAZIONI

Fiapoebesie Vagazioni

Alcuni cenni critici: Per "Fiapoebesie": Edizioni Gazebo 1995 con eleborazioni al computer di Marco Zoli

Siamo ormai abituati a chiamarlo "slash": è il segno (/) che separa i versi quando vengono riportati di seguito, è un elemento divisorio per gli indirizzi telematici, è un simbolo di e/o. Così intenderei Fiapoebesie/vagazioni, che è un volumetto ben congegnato: poesie associate a fiabe e poesie associate a ouvertures d'opera. Tutti dunque, rigorosamente, prodotti squisiti della grande cultura europea del secolo scorso (dai Grimm a Perrault, da Beethoven a Tchaikovsky per intendersi), perchè la poesia è (anche) questo: è memoria, macchina del tempo e modo per ricordare le cose passate, le grandi cose, le vette dell'arte. Mentre il CD-ROM immagazzina bilioni di dati e li conserva disanimati dentro di sè (ma lo si può sempre interrogare) la poesia centripeta pochi dati ma li preserva in una forma memorabile, diciamo "poco ma buono". E' questa la continuità della cultura, lo status sempre ante - e sempre post - della poesia; e la farcitura della raccolta è composta da disegni sintetici in b/n che verrebbe voglia di colorare (una mela, un ghirigoro, un albero, delle letterine ecc.)
Massimiliano Chiamenti - "Semicerchio" XIV 1996

....Il raccontarsi nel fascino di cui sono intrisi gli strabilianti aspetti del mondo della fantasia, cercando di sovrapporre la parola armonica e bilanciata, pronta all'incrinarsi dell'inesauribile tormento di una drammatica opposizione alla quotidianità onnivora, diviene in queste poesie una plastica significazione della universalità delle iperboli, dei paradossi, della evanescenza del ritmo sulla indefinibilità del cosmo.
Antonio Spagnulo "Corriere di Caserta" 1996

La mescidanza di fiabe-poesia-musica, fa ragione dell'introduzione. Citazioni, piccoli incantesimi, fluenti note, memorie fantasmatiche, ouvertures, ritmi, segreti accadimenti, dolci loquele vengono accolti dall'aria che li accorda e loro dà voce e ne gratifica la lettura/
Alberto Cappi "Voce di Mantova" 1996

....Da qui, inoltre, la forte consapevolezza in Liliana Ugolini che nel mondo della fiaba tutto è unitario: uomini, bestie, piante, cose eventi e cioè l'infinita possibilità di metamorfosi di ciò che esiste e che sperimentiamo nella nostra vicissitudine terrena. Non a caso, al centro del libro poetico di Liliana Ugolini, ci sono quei disegni al computer di Marco Zoli così inquietanti e raffinati: un piccolo prodigio della tecnica, guidato sapientemente da un'idea dell'artista, che traccia, intorno ai segni umani o vegetali, un gorgo, un fiotto di vita, un movimento che può essere di risveglio o di morte.
....Come il personaggio di Palomar, nell'omonimo e bellissimo romanzo di Italo Calvino, la "voce poetante" di queste poesie di Liliana Ugolini sa "non potrebbe mai soffocare in sè il bisogno di tradurre", di passare da un linguaggio all'altro, da figure concrete a parole astratte, di tessere e ritessere una rete di analogie tra la parola viva e la vita.
Carmelo Mezzasalma dalla "Prefazione"

Alcuni testi di "Fiapoebesie/vagazioni"

FIAPOEBESIE

Nell'ivolucro culla della fiction
sto per saltare.
Mi spoglio dimensione
e nel cavo mi spazia
la tenzone dei netti.
Valicata, l'avventura
si sfoglia a chiarirmi il nemico

Hansel e Gretel (F.lli Grimm)

Senza pane per denti,
denti addenti di madre,
l'allocco di padre fu scelta
saccente lasciare due figli nel losco.
Imparare, importante, portare
disegni di segni biancastri
nel doppio ricevere d'altro
un pensiero, che lupi d'uncino
allagano il seno del tetto.
L'affido è nel bosco (l'amore
fraterno) l'astuzia sapere,
vedere di senso e scoprire
il melenso d'inganno ferire,
lo scotto che paga a noi dato
scoprire in bocca di bocca
sul forno a chi tocca perire

La partita d'erte spine
di clop e clop
finissimo dorato
al manto si dilunga
e fiocca di gesta
l'invenzione.
Saetta dello scudo
(vibrazioni)
l'alzarsi del suo vero al quotidiano

La piccina dei fiammiferi (H.C. Andersen)

Cerini l'un l'altro segmenti
d'un altro vissuto che spenti
s'alternan paonazzi alla fuga
di favola vera, l'andare
all'irresistibile abbraccio
in morsa di ghiaccio calor
di sgomento e in fiamma evirata
volar struggimento d'abbaglio

Fu così. La fiamma
cadde al libro. Alta
si dilagò. Le pelli
d'acredine bruciarono
nell'urlo. Salva a letture
andanti si rifuse la storia
e con il dito si percorse
il capitolo. L'eroe
trascinò l'orrore al castello,
in giustacuore.

Cappuccetto rosso (di Ch. Perrault)

Fauce sottile d'un logos
che strada facendo di fiori
catturi rimorsi.
L'addentro stupore di bosco
s'inizia al candore trastullo
d'imberbe vagare e svagarsi
in bocca di bocche. Lampanti
di zampe latenti, l'eterna
sognata giustizia sommaria
s'accampa di pancia squarciata
felici e contente. Cappuccio
che rosso più rosso cruente
spaventi l'effetto sorpresa
per colpa d'un colpo si sdramma
alla fame di lupo che indossa
degli altri (l'errore) la pelle

La pagina arroventa silenzi
e le parole sospendono il risalto
della rivelazione.
Mi bisogna un corrimano
di ruzzole, il riconoscimento
nei frammenti lanciati da magie

Biancaneve (Fratelli Grimm)

Sapere di specchio
l'offesa d'effige.
Sconcerto di mela
(parte di sorte)
varrebbe se data
ci fosse la scelta
ma Bianca di neve
perfetta saetta.
La storia dei sette,
una setta di nani in difetto,
si scioglie di tonde rotonde
maliarde miniere d'incanti,
il sembrare batuffolo mondo
di calde maniere, un incontro
riposto di spettri giocando
cullati nel girotondo cip cip.
Disdetta sdentata civetta dirupo
nel canto di bara baciata
fu fola di topos graziata
a stupor di veleni

VAGAZIONI

Segno metafisico
l'incipit musicale
copula di sostanze
velario di diaspore
elegiache, tintillo
di devastazione
e spazio tempo

Sogno di una notte di mezza estate (Ouv. di F. Mendelssohn)

Le trame d'un tessuto
che s'infittisce nelle letterature
ordisce l'infinito scandaglio
(due flauti, due oboi)
che si dilata cosmico sonoro.
Il velo (due clarinetti)
lo sparito segreto si racconta
nel congiunto mistero
(due fagotti, due corni)
in occhieggiar d'un cenno
d'assoluto (due trombe, un oficleide)
germe del mi maggiore (archi)
silenzio oltre la porta d'un ventaglio,
sipario (timpani) del fantastico

La vie parisienne (Ouv. di J. Offenbach)

Paris Paris splendore
l'ottocentosessantasei
Palais Royale, l'euforia
sarabanda d'alchimia
(il terzo Napoleone) e l'invenzione
d'elisir "vita di vin
gioite in compagnia"
scanzonata boutade, l'armonia
resta l'arma lampante.

Ambrosia in goccia sterile
la farsa dei timpani alle marce
e l'eco del non ritorno
visivamente diacronico.
Cappio esaustivo
l'allarmante
assunto a melodia

Anno 1812 (Ouv. di P. I. CiaiKovsky)

A tema una purèe-parole e note
pre-ordinate. La traccia,
la disfatta di Russia.
L'appello che s'impunta
a salve (Dio salvi) si richiama
a marcia di Marsigliese.
L'estenuato dubbio d'un passaggio
precoce scorre sui bordi piatti
d'un furore di storia e l'arte
di morale si blanda
al popolare flettere d'un traino.
La denuncia dell'inno ai morti
(nostri corpi) è immagine
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