IN BOBOLI

figurine

"IN BOBOLI" Autoedizione - testi di Liliana Ugolini, foto Marco Zoli
Prefazione Costanza Riva

Sottili alchimie, simboli nascosti, velate presenze parlano un linguaggio di non facile decifrazione per chi non sa attardare il frettoloso passo. Quando l’orma del piede imprime alla terra la sua forma ed il passo e il respiro si fanno leggeri quasi fino a fermarsi, si verifica l’atmosfera giusta per captare, in quel silenzio-armonia, anche il “soliloquio di un cucù” o il gorgoglio di una fontana che riporta a lontane armonie.
Suoni ed immagini si fondono all’unisono: “Tutto è voce”, afferma l’autrice e per lei quelle forme di canto sommesso annullano il silenzio e riempiono di presenze le meraviglie di quel giardino. Nell’impellenza di una domanda, “vola l’occhio all’Eterno”  ed è in quell’ “ascolto” che si coglie tutta la Bellezza del giardino che fu.

“Non si fassi entrare canaglia, ma solamente gentiluomo, altrimenti ci dorremo di voi”, scrisse Cosimo I de’Medici all’Ammannati in quel lontano 1563 riferendosi al Giardino di Boboli; in quel “gentiluomo” c’era molto di più che una nobiltà di nascita, sicuramente  si intendeva un nobile “sentire”.
“La storia travalica sogni e bisogni nel lungo cammino del sapere intorno al centro d’essere domanda” scrive Liliana ed in questa affermazione   si avverte  la necessità di rimanere in “ascolto” di una voce che guarda al passato e che va oltre l’effimero del presente aprendo a nuove intime comprensioni.

A quel nostro silenzioso “ascolto” non poteva rimanere estraneo Marco Zoli, che con le sue foto è riuscito a dar corpo ai nostri pensieri, con un suo piglio preciso, inedito, non convenzionale.
Attimi “trattenuti” scaturiscono da quelle immagini e nell’immediatezza dello scatto si aprono scenari attuali e “senza tempo” dove non ha molta importanza il colore quanto il messaggio che si è voluto fermare.
La scelta ben motivata del bianco e nero mette a fuoco sfumature che solo questi due “non colori” riescono a cogliere; giochi di ombre e di luci si alternano quasi a voler ricreare l’intima lotta quotidiana fatta di gravità e di leggerezze, di grigio-nero che incombe e di tiepidi biancori che riportano alla vita e alla speranza.
Ogni foto è unica, coglie l’attimo irripetibile in cui emozioni, luci e forme si armonizzano e,  nella frazione di un  clic,   la foto diventa “poesia”.
Dalla prefazione di Costanza Riva