IRONIA DELL'OMBRA

Ironia dell'ombra

Ironia dell'Ombra - Liliana Ugolini - ANTOLOGIA 1980 - 2011 eBook la Biblioteca di Rebstein a cura di Francesco Marotta

C'è un momento nella vita di uno scrittore , un momento speciale in cui avverte la necessità di catalogare la sua produzione letteraria, in un primo momento sotto forma di biobibliografia,in seconda istanza estraendo da ogni pubblicazione o raccolta la sua essenza. RILEGGERE SE STESSI… è un'avventura emblematica, una ricerca nella ricerca.
Lo specchio riflette l'immagine dello scrittore, mettendo in luce dettagli che durante la stesura dei testi apparivano secondari. Prendono così forma e sostanza visioni alternative del proprio universo che, come incisioni, costruiscono un'opera visiva, un poema ininterrotto che fruisce non solo dell'ascolto ma anche della versione ottica. Sì, perché gli scritti poetici di Liliana Ugolini si snodano come un lungo nastro che fluttua nel vento del pensiero e sorvola città e campagne, luoghi dell'anima e paesaggi domestici, raccogliendo suggestioni e percezioni, intuizioni e riflessioni e percorsi artistici, rimanendo fedele al suo stile di scrittura, alle sue intenzioni profonde. L'opera complessiva dell'autrice inaugura un percorso di ricerca e sperimentazione che non cade mai in contraddizione, se per contraddizione si intende negazione del Sé, si avventura invece in luoghi inesplorati per FARE LUCE su argomenti. Viene così avanti un mondo complesso e stratificato, un inseguirsi di tematiche che si evolvono in maniera autonoma e distinta ma che conservano l'impronta originaria, il soffio d'anima che è l'essenza del poeta. Il titolo dell'Antologia: " Ironia dell'ombra", porta in sé l'enigma di una vita tutta dedita all'impegno sia esistenziale che intellettuale. L'autobiografismo però si delinea implicito, non assume i toni della narrazione diaristica ,escluso un libro bellissimo : "L'ultima madre e gli aquiloni" in cui il dolore della perdita è reso tangibile. Nelle altre raccolte Liliana Ugolini esplora il mondo esterno proiettando su di esso il suo pensiero che illumina e trasforma la realtà in una visione quasi filmica d'insieme. I cinque sensi si articolano in una dinamica corporea che va oltre la concettualità , produce suoni, odori, percezioni anche gustative e tattili perché trascinano il lettore in quegli invisibili motivi che hanno dato origine ai contenuti. La natura si mostra nella sua luce più vera, si propone in versi brevi e incisivi, densi di pathos, tanto che i fotogrammi , velocissimi, vorticano nella visione intensa dell'esistere. …fragile sommessa…nell'ironia dell'ombra…dove deponi la corona… E' qui che si genera il percorso, la storia. L'ombra è tutto ciò che assorbe e contiene il non detto, il non vissuto, il potenziale inespresso che vive però nel suo ricettacolo, pronto a uscire allo scoperto. Freud in un Saggio : "Il motto di spirito", parla proprio della maschera ironica che copre il subconscio e lo difende dalle intrusioni. Attraverso il filtro dell'ironia i dolori, i pensieri negativi si trasformano in attori, assumono su di sé il peso della sofferenza, come del resto le marionette e i burattini a cui Liliana Ugolini ha dedicato molte delle sue ricerche.In "Flores" fiori come persone, persone come fiori, danzano nell'eterno ultraconfine panico, se per panico s'intende universale. Il sentimento delle piante è rivisitato come messaggio e analisi quasi scientifica, e visto come un potenziale di lettura alternativo della vita stessa, così in "Bestiario", in riflesso d'un doppio consapevole, la nostra fragile natura si confronta con l'eclettica diversificazione del mondo animale, denso di simboli e metafore. In "Sfinge" si addensa il contenuto complesso del lavoro della scrittrice che afferma : la soluzione dell'infinita incognita, la sottile ironia sta d'eterno una soglia…. infatti la non risoluzione dell'enigma, trasforma tutto il lavoro di scrittura in un'opera interattiva in cui non è la comprensione del testo la meta ultima, ma la condivisione e il gioco complesso del teatro emozionale. In "Fiapoebesie/vagazioni" continua l'impegno interpretativo, la commozione dell'ascolto in una quasi sacralità…fino ad arrivare a "Marionette e miti", lavoro intenso legato strettamente alla corporeità in una forma simile alla metamorfosi, alla trasformazione dell'io poliedrico che si scompone e ricompone in caleidoscopico avvento, un'epifania, un'ostensione dinamica dei sentimenti. Proseguendo nella ricognizione, prendono sempre più corpo le intuizioni iniziali, come se nei testi di esordio fosse racchiuso l'embrione, il bulbo, l'uovo primigenio che avrebbe dato vita al contesto complessivo. Un'attitudine alla sintesi, alla riflessione filosofica, al messaggio a volte misterioso ma affascinante di una visione del mondo del tutto speciale.Senza citare altre opere, si configura una Liliana Ugolini che fa del Teatro una storia personale ricchissima, multiforme, in cui il mito inteso come leggenda e alternativa diviene un suggeritore esistenziale potente e affermativo, un riferimento costante alla ciclica densificazione della storia che ci assorbe e coinvolge costantemente. La quarta parete, intesa come sipario, si apre su un mondo che pensa, cogita, riflette sulla umana condizione e trasmette le sue visioni in un magistero di cognizioni, in un liberarsi ruotando dalle bende che lo avvolgono e lo rendono relitto, residuo. Così, lentamente, ci avviciniamo a "Inediti", dove l'io affiora leggero nella bruma del ricordo, senza sovrastrutture, ad esempio in "Via Senese 55" i versi si articolano simili a una ballata, concludono con il bambino che c'è in me…in un riappropriarsi della propria infanzia attraverso i luoghi, oramai resi altro dalla realtà, elaborati dal ricordo e quindi perduti.
Concludo con nostalgia, parola che non uso mai, ma che il regista Tarkowsky ha reso sublime, nostalgia del già letto, del denotatum, che mi lascia inspiegabilmente sola di
fronte a tanto lavoro, a tanta ricerca appassionata che spero continui ancora per moltissimo tempo, nell'infinito che si snoda, come un nastro fluttuante nella notte densa di luna.
Maria Pia Moschini

Carissima Liliana, finisco ora di leggere la tua bella antologia e ancora mi congratulo con te per averla fatta. E' un lavoro che consente di conoscere tutti gli aspetti della tua ricerca, non solo poetica, ma anche teatrale.
Leggendo, ho colto al meglio, questa unità indissolubile (poesia/teatro) che connota la tua opera. Opera che, pur nella sua vastità, mantiene una unità costante, sia nei temi essenzialmente trattati, sia nel linguaggio, filologicamente interessantissimo.
Non solo per la sua ricchezza lessicale, ma anche per la sua particolare struttura interna, che risente delle istanze sia di un'ispirazione lirica (privata) sia di un allargamento verso la dimensione teatrale (pubblica).
Hai la fortuna di vivere a Firenze dove, per mal che vadano le cose, la cultura troverà sempre il suo nido e un libro come il tuo ( insisto col " libro" nel senso più antiquato del termine) troverà sempre una risposta.
Auguri carissimi per l'anno appena iniziato: che sia nel segno del dialogo, della tolleranza, della carità, della bellezza, soprattutto. Con affetto sincero.
Anna Ventura

Cara Liliana, ritrovo in quest'antologia ben curata da Francesco la pienezza della tua forza espressiva e la fedele rappresentazione diacronica delle diverse riflessioni (entro un manifesto poetico sempre più unitario e consapevole) alla base del tuo lavoro. Per me, come sai, una piacevole rilettura; per alcuni che si avvicinano ora, auspico, una fulminante scoperta.
Ad maiora e ancora auguri.
Roberto R. Corsi