LA BALDANZA SCOLORATA

La Baldanza scolorata

Alcuni cenni critici: Per "La Baldanza Scolorata": Edizioni Gazebo 1993

Interessante la movenza ritmica dei versi e la proposta di un linguaggio accattivante, ricco di immagini del quotidiano trasfigurate e di immagini, invece, desuete che prorompono, con sorpresa, nel parlato familiare.
Rosario Lo Russo da "Semicerchio” IX 1993

E' qui che la penetrazione psicologica e sociale, indice dominante della presente raccolta, arriva ad evocare altre cadenze e altre arti come la pittura deformata e mordace del M. Ernst di Le vetement de l'epouse o il cinema del W. Borowczyk, salace e iconoclasta, di Thérèse philosophe. Segno che nell'impostazione paradigmatica sono ben enunciate, con sapienti e rivoluzionari sincretismi espressivi, l'ironia surreale e la radicalità oppositiva "gettate" nella grottesca tortuosità del vivere. In questa chiave La baldanza scolorata (si noti l'eloquente sinestesia) apre scenari che, se da un lato si caratterizzano per l'inconsueta libertà delle figurazioni rispetto ai dati concreti della realtà esterna, dall'altro sigla, in virtù anche di ameni dinamismi, un'interrelazione della condotta, la cui espressività, non poche volte di stampo picaresco, è dipanata attraverso una concitazione dai risvolti fortemente emblematici, oppure scabra senza prudenza e senza censure.
Gaetano Pampalona da "Il Cristallo", N° 3 Dicembre 96

La Ugolini possiede uno stile limpido e sicuro, una notevole sobrietà di linguaggio accompagnata da una tematica complessa e ricca di sfumature. Non manca tra le tante qualità del libro, un misurato approccio riflessivo e concettuale, forse il frutto meritato di un esperienza appartata.
Roberto Carifi, da Poesia N° 66 - 1993

Alcuni testi da "La baldanza scolorata"

Troppo precoce prato
a largo effetto
serra rosati ciclamini
petali schiacciati
e fioriscono giacche
ai ragazzotti
con bisacce firmate.
Colore secco mischia
girandola di sbocci.
Corpi dormono
fiore su fiore

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Bo, bo, bambini, Boboli.
Non guardo il guado con pesci morti.
Monche, mancano statue cieche.
Afosa camiciola sbraccia
cascanti pelli e tentennano
canute le rimaste sole.
Vinto, l'azzurro è musica
sui ferri e gira la girandola
dei putti. Alla televisione
sci d'acqua ai giovani
ch'eravamo.

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(Shopping)
Occhi perle s'accendono ai colori
del particolare camuffato
sciama denaro che smemoria
l'urgente cogliere
l'assurdo indispensabile
come pagliuzze azzurre al becco

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Lettura attenta
in ombra ticchiolata
nutre all'unisono la mente
(comunione spazio-pagina)
Il tempo dilatato
cede tatto prezioso
dato alle parole.
Una porta sbatte
senza interlocutore.

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Consorteria al desco
serra lo schivo tartassato
in briciole palpate
a bicchieri di silenzi
e l'impotenza a penetrarsi
gratta se stessa nel piatto
cambiato
e niente succede nel candore della schiuma
che cancella
gli avanzi e le ragioni

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Ciaccole bosco
suoni code fogliame
punti d'occhi a fuggire
studiati in movimento
cuccioli germogliati
corale pentagramma
tempo aperto

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Nel carillon del tempo
esiste un luogo
dove lancette fermano
ricordi tangibili.
Dai cassetti bottiglie preziose
lambisconi volti ai candelabri
e sommesso convivio
corre ai merletti.
La polvere copre d'antico
il rituale del menu
gli orologi segnano
l'ora ripetuta

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Sette donne
allusive ridenti
allo sgomento sfugge
col sorriso "son troppe"
il cameriere gelato
d'amarena ventaglio
e di sera
sette ventagli nascondono
lo schizzo d'amarena
sulla coppa gelata.