LA PISSERA

La Pissera

"La Pissera" di Rosaria Lo Russo, Maria Pia Moschini e Liliana Ugolini
Postfazione di Carlo Lapucci - Edizioni Ripostes 2003

dalla Postfazione:

...Spero che questo volume non diventi il manuale delle pissere, tanto vi è descritto e definito il loro comportamento. Habent sua fata libelli. Si racconta, e c'è del vero, dal momento che ognun ne dice, che un frate spagnolo si mise in testa di scrivere un libro definitivo sui peccati della carne. Si isolò per anni in una cella remota d'un convento sopra un'alta montagna e là, con vitto frugale e parco svago, immaginò al suo scrittoio tutto quanto si potesse fare per contravvenire al sesto e decimo comandamento.
Tutto quello che c'era da pensare, e anche di più, fu pensato, descritto, considerato, vagliato, giudicato e condannato finchè venne fuori il libro dei libri che aveva per titolo De matrimonio, ovvero De sexto. Fu quello nel Settecento il libro di lettura preferito da libertini, seduttori, puttanieri, donnaioli, porcelloni che vi cercavano le forme più cervellotiche di piacere. Possibile mai che avvenga per questo qualcosa di simile?
La pissera è capace di tutto.
Carlo Lapucci

alcuni cenni critici:

Milano, 19 Giugno 2003
Cara Liliana Ugolini, la Pissera, maiuscola e miniscola, ha intrigato anche me, come ha scatenato la fantasia linguistica e la tagliente satira sociale delle interlocutrici. Un libro, lei dice, "toscano", ma io lo direi nazionale e storico. E' molto divertente.
Giuseppe Pontiggia

Da "Leggere Donna" n° 106 Settembre/Ottobre2003

Cos'è la Pissera? Nomignolo che insinuerebbe nell'orecchio malizioso analogie sonore con un termine che rende la parte con il tutto, è invece un vocabolo fiorentino, che magari in altre regioni trova molti corrispettivi (la Ginetta torinese, per esempio) e che, in soldoni, indica la donna ammodino, perbenista, felicemente mediocre, un tipino pulito e beneducato che rappresenta lo standard di tante personcine che ci circondano ogni giorno, ipercontrollate e gelose del loro misero (ma non per loro) universo quotidiano. Chissà quante ne abbiamo incontrate e quante ne conosciamo di donnine così, eppure non esisteva ancora un testo che ne parlasse con generosa attenzione. Ecco dunque questo delizioso libretto scritto a tre mani da Rosaria Lo Russo, Maria Pia Moschini e Liliana Ugolini, in cui dialoghi tra le autrici, storielle, varti inserti ironici (come "Le ricette rubate dalla Pissera" e una esilarante "Litania"), una postfazione linguistica di Carlo Lapucci (che racconta l'etimologia del termine e le sue sorti linguistiche) e persino un glossarietto finale ci danno un ritratto a tutto tondo dell'esemplare Pissera. Un testo ironico, a volte irresistibilmente comico, in cui l'identikit del personaggio Pissera viene tracciato in tutte le sue sfaccettature quotidiane, nelle sue abitudini, i suoi gusti, le persone di cui ama circondarsi (e non circondarsi). Così apprendiamo che la Pissera ama i luoghi comuni ("Le stagioni non sono più le stesse"), si veste di beige, è sempre pesoforma, ingabbiata in un tubino, indossa calze color carne, adora la collana di perle, ha voce nasale, va in sposa a un buon professionista, rispetta scrupolosamente gli orari, organizza la sua vita al minuto, si circonda di "Signori Rimpiazzi" e di "Signore Cassonetto", cerca il DISTINTO e rifugge dall'ISTINTO, ha terrore delle macchie, ama i guancialini e la frittata di primule, trascorre le vacanze nei sacri mesi di luglio e agosto, è spiritualmente calvinista, non pronuncia mai la parola "morte" (pittosto ripiega sui più incolori "decesso", "dipartita", ecc...), non dice mai parolacce (ma le pensa).
Insomma, un conglomerato di rituali fissi, di scadenze, di perfezionismi, di banalità e insignificanze, un "sarcofago" che pure ambula tranquillamente nelle nostre strade e chiacchera con noi nel divano di casa sua, magari offrendoci un the con terrificanti tazze di limoges dalle volute auricolari per manici (questo nel libro non c'è, ma immagino che la Pissera amerebbe ostentare simile vasellame). Il suo diretto contrario è la Zoccola, il suo antecedente è la Veteropissera (la "Zia" per antonomasia). Tanta imperturbabile compostezza, alla fine della lettura, stimola un impulso violento di tirare il collo a una così, se la incontrassimo, pur di scomporne i tratti. Eppure di numerose Pissere siamo circondate, e forse non ci abbiamo mai fatto caso.
Infatti, non è solo uno spassoso e caustico ritratto questo libretto, ma la desolante fotografia di un "tipo" femminile che si è consolidato nelle pieghe più qualunquistiche della società femminile e che trova terreno fertile nell'aridità domestica di tanti scenari della classe media. Le cause? Si perdono nei meandri della sociol-antropologia e della microstoria, ma l'intento del libro non è certo quello di disputare, ma di far sorridere. Che fare, dunque di fronte a cotanto strazio? Nulla, tranne che leggere questo libro, riderci sopra. E imparare a difendersi dalle Pissere, prima di esserne contagiate.
Daniela Monreale

Non pensate subito male, lettori maliziosi! Termine labronico di area toscana, la Pissera indica più che una donna, " un modello culturale dominante" Per evidenziare tutte le sfaccettature di questo lemma, le autrici hanno compilato un universo di pensiero della pisseraggine. Per chi è abituato alla lettura della rubrica sulla lingua toscana del Vernacoliere, l'operazione non desterà stupore. E' un metodo di indagine, direi quasi " antropologico". Ne emerge un ironico ritratto al fulmicotone di un certo tipo di donna, uscita ( purtroppo!) indenne dalla battaglie del femminismo. Tra pesce di beneficenza, cene di rappresentanza e fazzoletti di pizzo, ognuna di noi riconoscerà la signora della porta accanto.
Chiara Cretella scrive sulle "Voci Della Luna" N.28 (Marzo 2004)