• OPERA

EROS E THANATOS

Eros e Thanatos

Opera – Musica di Stefano Burbi
testo- Liliana Ugolini
voce recitante – Gaia Nanni
soprano- Maria Grazia Pellegrini
Mezzo soprano – Katja De Sarlo

Parziale Presentazione del Maestro Stefano Burbi dell' Opera " Eros e Thanatos"

Presentazione a "RUBEDO"

Il personaggio in questione è Salomé, che per me significa sensualità, danza, ritmo, colore, seduzione. Rubedo: rosso fuoco, il colore della passione. Una passione che però conduce alla morte Giovanni Battista. La danza di Salomé è, sì, seducente, ma avvolge tutti con le sue spire mortali. In realtà ho immaginato che il personaggio danzasse con la morte. Per questo le voci di Eros e Thanatos (soprano e mezzosoprano) si fondono e vibrano insieme, mentre l'orchestra, nella sua versione più estesa in questa opera, suggerisce diversi toni di questo rosso fuoco che porta ad una danza parossistica sempre più veloce: "al culmine dei suoni", appunto.

Presentazione a "NIGREDO"

Si tratta di Fedra: Nigredo, colore nero. Morte. Depressione.
La strumentazione è ridotta ai soli archi e timpani con due violoncelli solisti che presentano il tema che sostiene l'intero brano. La musica si scuote per imitare l'abbraccio mortale di Thanatos: "avverto la tua mossa che m'avvita di spire", come nella tradizione del recitar cantando, che ubbidisce agli impulsi del testo.

Presentazione a "CITRINO"

Elettra ci trasporta nel mondo della tragedia greca. Per questo ho scelto di utilizzare un coro che si esprime senza testo, ma solo vocalizzando. Anche qui si sottolinea il senso del tragico attraverso una robusta orchestrazione che nelle mie intenzioni dovrebbe amplificare il tormento di Elettra.

Presentazione a "PAVANIS"

E' il brano che conclude l'opera, e, come già detto prima, deve essere il riassunto di tutti i colori.
Per questo ho scelto un'introduzione orchestrale di vaste proporzioni strutturata su un lungo pedale degli archi su cui si appoggiano delicatamente l'arpa, un violino solista e due violoncelli soli che introducono l'intervento vocale di Thanatos, accompagnato dal tema che inizialmente era stato esposto dall'arpa. Si tratta di un brano molto rarefatto, che suggerisce quasi un'alba fatta di colori tenui che via via si definiscono e si mettono a fuoco.
Verso la fine il brano si incupisce drammaticamente per concludersi poi con il tema iniziale di Albedo, dato che il testo viene ripetuto, ma stavolta presentato nella forma di duetto fra soprano e mezzosoprano. Da notare l'intenzione onomatopeica di arpa e voce nel passaggio che evoca l'acqua che immerge Eros e Thanatos. "Piccoli, in parete frastagliata di gocce, ci immergevamo Eros e Thanatos" e che in Albedo descriveva il suicidio di Ofelia nelle acque del lago.
L'opera si conclude invitando l'ascoltatore alla riflessione. La mia è la seguente: Eros, Amore, è la base della vita. Ma dove c'è la vita, purtroppo esiste anche la morte, perché è parte della vita. E, per chi crede, come me, esiste anche una vita senza morte. La vera vita. E la musica è la sola arte che ha il privilegio di esprimerla. Secondo me.

1 - ALBEDO

EROS: Frivola ero Eros nel canto della gioia,
inconscia velatura, senza filtro,
spontanea porgitudine. Giuliva bianca,
la chiarità mi urgeva disarmata, quasi un'alba.

THANATOS: Così eri in sboccio rosso e sguardo azzurro.
Un percorso, un destino d'un bisogno
che anela al suo doppio immaginato
in me, Thanatos

EROS: Piccola, in parete frastagliata
di gocce m'immergevo in Eros e Thanatos.
Calò d'intenso un groppo
di bellezza ma l'orrido canyon
mi ruppe come roccia sorgiva.

VOCE FUORI CAMPO: Fu il palco dei teatri dentro e fuori dall'acqua
in pienezze appannate, Ofelia. L'infanzia
delle ruzzole più insieme, la voglia dell'andare
per sapere che lì restasti infante

MONOLOGO OFELIA

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2 - RUBEDO

EROS: Sono specchio senza fondo, centro,
e avverto l'opaco dei veli
da cader e sono presenza assenza, speranza, dolore, piacere
Eros guarisce e ammala.

THANATOS: Così l'inizio è un battito
squittìo del gozzo rosso o ruota del pavone.
E s' arrotonda il cosmo sorprendente
nell' occhio che sgola vasto l'irridente sanguigno.
E gira il giro delle punte (altissime)
al culmine dei suoni.

VOCE FUORI CAMPO: E' l'ora dell'assurdo immobile, del sunto,
e par che muova ancora Salomè il desiderio
di essergli più dentro denudata
per un inizio, largo, in fusione
d' un fu che non è stato

MONOLOGO SALOMÈ

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3 - NIGREDO

THANATOS: Poi sgretolata culla al gusto
dell'ovatta fu l'impatto Thanatos.
Dietro maschera gialla, l'immobile mostrò
la sua ossatura. La folgore dell'occhio e della pelle
fatta odore, brucia cecità. Come montagna
in canyon levigata, l'uscita ci fu per la tua fuga.
Restasti senza liquidi al sole che uccideva
in dispetto di punte.

EROS: Qui dentro l'eros ancorata alle punture
vago deserti e i suoni e il ripetuto emettere lamenti.
Io che i tuoi fianchi abbraccio,
avverto la tua mossa che mi avvita di spire, Thanatos,
fossa più fossa. Sei l' antro oscuro nel nascosto a me.
(Inferni hanno bocche intriganti. Un quotidiano è ritratto).

VOCE FUORI CAMPO: Il circolo-parole
si riflette nel lago
(lago di crune d'ago).
Verrai da me Fedra
ed estrarrai la sorte
per il filo dell' alghe,
generato.

MONOLOGO FEDRA

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4 - CITRINO

EROS: Ekate. Principio della morte insito nella vita
come labirinto della sostenibile leggerezza
dell' abisso

THANATOS: Gronda Psiche in corolle e fonda brezze e un lascito di sé
che mi compete unisce

VOCE FUORI CAMPO: In brivido dolcissimo
lo strido, il grido, Elettra.
Dentro l'orma la meridiana
segna solo l'ombra.

MONOLOGO ELETTRA

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5 - NOCTUA

THANATOS: Vasto più delle stanze è il luogo trasportato
sconfinato dalla pietas amorosa
che all' apparir del tempo, a chi resta, appartiene.

EROS: Largo di pena allago il Labirinto
e sciolgo nei sapori il percepito tutto (per attimi)
vissuto, tessuto sulla pelle, nella dissoluzione d'Assoluti

VOCE FUORI CAMPO: La forza che ti uguaglia alla natura, Margherita,
fa delle strade
sommovimento oscuro di bellezza tesa.

MONOLOGO MARGHERITA

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6 - PAVANIS

THANATOS: Sgretola in smisurato spirito il dolore
(ricchezza piena) fino al getto
d'un pugnello di polvere,
come inizio di crescita di sé, inseminata.

EROS: Amore è lo stupore del giorno operoso,
veloce di pesantezze.
E' constatare ripetizioni come scoperta nuova
ed è attingere ai cicli nel puzzle mancante
del pezzo che si forma.
E' meravigliarsi del Dono
come un battito d'ali
dentro corpi avviluppati e caldi.

EROS E THANATOS} Piccoli, in parete frastagliata di gocce,
c'immergevamo Eros e Thanatos. Calò d'inteso un groppo di bellezza
L'orrido canyon ci ruppe come roccia sorgiva
verso l'interezza.