SORORITA'

figurine

SORORITA' . Ritratti dal diario del 2009. Sefeditrice Firenze – postfazione Ernestina Pellegrini- per L’ Archivio di Stato di Firenze – Archivio per la scrittura delle Donne – Alessandra Bonacossi.

Postfazione
Autobiografia plurale, cronaca familiare, stralci di diario, bilancio esistenziale, indagine ludica e spietata di una relazione fra tre fratelli (Gilberto, Giovanna e Liliana) che diventa alla fine sfida e dialogo fra due sorelle simbiotiche e diversissime, ambedue artiste, all'interno di una storia genealogica che mette in scena il conflitto e la continuità delle generazioni. Una storia di separazioni e di ritrovamenti, di incontri e di commiati. Una acuta indagine psicologica tramutata in ritratti stilizzati e sapienti, lo studio al calor bianco di una dipendenza affettiva ripercorsa attraverso gli scarti inevitabili di una scrittura fortemente controllata, che sa mescolare i pronomi e le emozioni, nel passaggio mobile e speculare fra il dire io, noi e loro. Ma soprattutto con Sororità, Liliana Ugolini ha voluto forse dare vita a un potente e bruciante teatro della memoria, in cui la vita e la morte, l'infanzia e la vecchiaia, l'amore e la affermazione della propria irriducibile individualità entrano in un affascinante cortocircuito che vuole rappresentare e "rapprendere", da un punto archimedico dolorosamente esterno e distaccato, l'incanto e il disincanto dell'esistenza. Un duello a colpi di fioretto coi fantasmi della propria coscienza e della propria storia privata e professionale. La scrittura, l'arte, il teatro nutrono un autoritratto disinfettato da ogni ipocrisia sentimentale. Il vero amore - si sa - non è privo di giudizio. In controcanto eloquente si pone l'intarsio delle citazioni da Kleist, prese in prestito dal suo teatro di marionette sagge e crudeli. Sta qui la chiave per entrare in profondità dentro questo testo che fa della grafia del sé una sonda piena di grazia e di malinconia: «Nell'aria teatrale che si respirava, c'era il senso finale del suo aver vissuto. Un'atmosfera anche festosa che si specchiava nei volti interroganti dei pupazzi, nel loro stupore proprio uguale a quello che lei sentiva ora all'avvicinarsi della fine della sua storia e di conseguenza di tutte le storie da lei contenute».
Ernestina Pellegrini