SPETTACOLO E PALCOSCENICO

Spettacolo e Palcoscenico

"Spettacolo e Palcoscenico" edizioni Campanotto 2003
Da questo libro sono stati tratti 2 spettacoli. "Palcoscenico" e "La favola dello spettacolo" a seguire la documentazione

Dalla presentazione:

Non c'è penso, migliore occasione per mettere alla berlina il carro di Tespi della poesia e questa situazione viene provocata da Liliana Ugolini col suo Spettacolo e Palcoscenico. Che in cielo e terra non ha proporzioni e non potremo dire che nonostante lei lo creda non c'è da credere se non nel sogno che lo tiene in vita... colori e immagini in divenire. Sta qui il difficile corso. L'intrigante scommessa che sempre viene vinta dalla sfolgorante fatina del dire e del silenzio... per ricordare la grande via diritta, fuori di qui che solo certe parolo sanno imboccare.
Carlo Marcello Conti

dalla Postfazione:

... la prima parte: "Spettacolo", è interamente filmica.
Le sequenze, come fotogrammi vengono sospinte da un vento tellurico, oscillante. Muovono e sommuovono i vari piani di azione. Le presenze, al femminile, perdono le connotazione: il tutto legato dal filo violetto del dramma implicito, catenella che porta in sè il respiro della speculazione. "Invento nel Teatro verità"
... nel testo "Palcoscenico", il Teatro assume il viaggio come percorso mentale, introspettivo. Il monologo è un canto che a sua volta è richiamo e intima verità. Il dramma descritto diviene elemento purificatore, oggetto della Passio.
... L'eroe combatte, l'eroe donna scava con la forza della sua fede nella vita e nella morte un pozzo profondissimo da cui sgorgherà l'acqua della rigenerazione
Maria Pia Moschini

Da "Spettacolo"

La passione

Mezz'ora, mezz'ora durava lo spettacolo
ridotto. A Torino. In due luoghi.
Si partiva lontano quattrocento Kilometri.
L'attrice, il suo bambino, un carrettino,
la mamma baby-sitter, pannolini, tutine,
due valigie-costumi, il bastone, un tutù,
la ballerina, l'autrice. L'avventura
partì. L'albergo, il ristorante, lo spettacolo,
le prove, un mercatino e il teatro.
La Barraca al completo senza il carro partì.
Aveva senso? Sì, aveva senso.

Il sogno

Non potremo certo dire all'uomo
che in cielo e in terra non ha proporzioni
e non potremo dirgli che nonostante
lui lo creda non c'è da credere
se non nel sogno che lo tiene in vita
e neppure sogno lo compete ma possibilità
di sogno. Anche la volontà che nasce
fuori e dentro le sue cellule non potremo
dire all'uomo che non viene da lui e che la fede
è percezione, solo un canale del sogno.
E che non somiglia a nessuno ma di animali
alberi e pietre è specchio e loro espressione.
Non potremo certo dirgli la sua piccolezza
e il suo (la sua) fine per una trasformazione
d'un sogno non suo.

Il burattino

Lì, nella stanza delle marionette,
il desco apparecchiato in desideri
di buono, si fece bricco e versò atmosfere.
Ebbri di senso e approvazione, i corpi
alleggerivano spaziali e le parole in riso
intelligentemente bollicine alzavano.
Furon danze di vortici, elevazione,
senso di vita sorta dal dolore rimosso.
Fu la frecciata piena d' un trascorso
affiorato nella dichiarazione:
"Così sarei stato, canto, suono, danza
e non son stato. Che altro..." E un soffio
cadenzò un batter d'osso-legno
un batter burattino...

Concretizzo l'immaginario nel teatro
invece di sognare una realtà
che è cosa ben diversa nel molteplice.
Invento nel teatro verità e lì
son libera lucertola

Da "Palcoscenico"

Coro

Onda anomala, oggi, la guerra.
Questo, noi, l'abbiamo capito.
Dopo tante tempeste, vascelli
e detriti in riflessione, dall'onda
vedevamo la marea della gente
acqua d'acqua in cammino.
Ed ora il muro di schiuma
con uguale cecità, viola le coste.
Siamo incapaci di cambiare
il filo dell'onda, noi, in cicli
distruttivi contro la vastità
della diversitudine?
Quali crolli di coscienza
procurano la massa d'acqua?
Onda anomala, oggi, la guerra;
era il grido dei delfini il filo indagatore,
la nostra voce opaca d'ultra-suoni.
Sulla spiaggia di stragi, ci siamo
anche noi da tutto il mondo
su piattaforme di fermezza.
Onda anomala, oggi, la guerra.
Questo, noi, lo abbiamo capito.

spettacolo e palcoscenico

Messa in scena tratta da " Spettacolo e Palcoscenico"di Liliana Ugolini Ediz. Campanotto
con Chiara Mori (attrice) e Sabina Cesaroni (danzatrice coreografa) e, in seconda versione,
Giusi Merli(attrice) e Sabina Cesaroni. Oggetti di scenografia essenziale di Giovanna e Gilberto Ugolini. Voci: Riccardo Bono, Rosanna Gentili, Chiara Mori, Sabina Cesaroni, Giusi Merli
Sei donne archetipo Arianna, Ecuba, Andromaca, Lady Macbeth, Euridice e Penelope (interpretate da un'unica attrice) svelano, fra sette marionette statiche e una in movimento( una danzatrice- proiezioni del doppio), il loro percorso dentro la guerra tra ripensamenti e presentimenti, verso una verità composita e articolata come un labirinto.

Note critiche:

Giovanni Amodio " Spettacolo e Palcoscenico" di Liliana Ugolini ( Arte Cultura"Sett. 2004)
La vita che dà spettacolo di sé, nell'apprendere le costanti del quotidiano "diverso" e sempre uguale della liturgia preparatoria, dal testo, alla scena, alla regia, ai costumi e via dicendo, misura la scelta, procede per sezioni, per personaggi, per scansioni di scena "endecasillabica", nel finale tra "cronaca di una storia vera" e l'utopia del sogno e il suo possibile (infinito se si accoglie la tesi di Musil). Ogni azione genera sequenze e analogie, conseguenziali ipotesi che la vita spettacolarizza e lo spettacolo rivitalizza. Liliana Ugolini licenza alle stampe prima che alla ribalta i suoi versi teatrali quasi che " americane e cantinelle" diventano le linee guida della scrittura su tavola, in un crescendo a suo dire asettico nella regia di pagina per aprirsi alle invenzioni ricreative della regia in scena. La poesia che si fa teatro, non solo come teatro di poesia ma come parola drammaturgica di alta levatura, di profilo lirico, di meta scrittura in un contesto che sulla lezione di Carmelo Bene, abbia bandita la rappresentazione e giochi a mettere fuori scena la poesia-spettacolo, evidenzia e nasconde l'autore , coinvolto nella operazione dinamica dell'intera azione e si prepari alla seconda parte, su quel " palcoscenico" che ne accolga la lettura e l'evento nel corpo dell' attore (come sostiene giustamente Sanguinetti). Qui i personaggi orchestrati drammaturgicamente tra mito e letteratura, nel dominio della ribalta si incontrano, quali prototiti universali di misteri legati alla vita ed assurgono ad emblema, nelle pieghe interiori dell'attrice che li veste ora Ecuba, ora Andromaca, ora Ifigenia, ora Coro, ora Lady Macbeth ( personaggio chiave della mia vita, avendo mia figlia Barbara Amodio interpretato il ruolo a soli 11 anni con Cosimo Cinieri al Teatro Argentina di Roma), ora Euridice, ora Penelope ( nell'evocazione anche della Molly di Joice.) Per gli " applausi " provvede con grande merito di Maria Pia Moschini che firma anche la post-fazione.
La scrittura della Ugolini, densa nei suoi segmenti armonici, che dispiegano in pagina i versi a sponde, quando ristrette a sinistra quando fluviali a destra e viceversa (costruzione sincopata che revoca e reca in sé una evidente regia letteraria, prima della prima teatrale) fornisce valide occasioni sperimentali, al bando della banalità e con la riproposta di personaggi completamente innovativi, rispetto archetipo.
Dal libro "Spettacolo e Palcoscenico" Edizioni Campanotto è stata messo in scena una piéce da appartamento intitolata:

La favola dello Spettacolo
testo di Liliana Ugolini - interpetri: Gianni Broi, Giada Primavera, Giovanna Ugolini, Liliana Ugolini
si riporta il testo dell'intervista di Massimo Acciai apparsa sulla rivista on-line "Segreti di Pulcinella"

"5 maggio 2006. Pomeriggio. Una giornata soleggiata, piacevole. Un'abitazione nella periferia di Firenze, dalle parti di Porta Romana. Un salotto pieno di oggetti. Molte marionette pendono dalle pareti. Una ventina di persone, sedute su sedie e divani, seguono attente una performance teatrale piuttosto insolita. Gli attori non recitano su un palcoscenico ma in mezzo alle persone chiamate a partecipare alla messa in scena. Nel mezzo del salone accadono cose strane, ci sono effetti visivi e sonori impressionanti, compaiono personaggi misteriosi, mascherati, che compiono gesti altrettanto misteriosi; gesti che accompagnano un testo, che rimane sempre al centro. Tutti seguono con estrema attenzione. Poi, infine, scoppia l'applauso che sembra non finire mai. Ma lo spettacolo non è ancora finito. Le persone si alzano, iniziano a parlare tra di loro, commentano quanto hanno appena visto, prendono parte ad un rinfresco, scrivono su dei fogli, infine si riuniscono di nuovo nel salotto per il "secondo tempo", quello che vede il loro turno di partecipazione attiva. Leggono il contenuto dei foglietti, discutono. L'atmosfera è molto particolare, le parole sono insufficienti per descriverla.

spettacolo e palcoscenico

Più di sei mesi dopo mi trovo di nuovo in quel salotto, in compagnia di tre delle quattro persone che hanno realizzato quell'insolito spettacolo. È il 24 novembre, ancora di pomeriggio, e mi trovo in compagnia delle sorelle Liliana e Giovanna Ugolini e di Giada Primavera, con cui sono legato da un rapporto di conoscenza e stima. Manca Gianni Broi, impossibilitato a venire a causa di un impegno fuori città. Il ricordo di quel pomeriggio di maggio è ancora vivo in tutti noi, che lo ricordiamo con affetto.

MA: Massimo Acciai
GP: Giada Primavera
GU: Giovanna Ugolini
LU: Liliana Ugolini

Le foto sono di Marco Zoli tranne la prima, di Massimo Acciai

MA: Il teatro in casa, luogo abbastanza insolito…

LU: Sì, è vero, però viene da lontano. Il teatro in casa ha una sua storia lunghissima. Questo in particolare è già stato fatto nel '96 con 12 repliche a casa mia, "Marionetteemiti"; i primi interpreti furono Gianni Marrani e Rosanna Gentili. Siamo arrivati poi a 38 repliche portandolo anche nelle case degli altri o in luoghi come il Collegio Santa Caterina di Arezzo, alberghi, a Castel Valenzano e molti altri luoghi.

MA: Cosa comporta fare teatro in casa rispetto al teatro tradizionale? Comporta difficoltà maggiori?

spettacolo e palcoscenico

LU: Direi meno difficoltà, innanzitutto perché siamo in un ambiente molto caldo, in cui tutto viene più naturale. C'è una elaborazione ed una interpretazione, naturalmente, del testo, ma si lavora molto insieme. La casa ci accoglie in un lavoro di gruppo, che è bellissimo; è come ritrovarsi in un ambiente anche piccolo ma molto affettivo.

MA: In che occasione è nata la collaborazione con Giada, Giovanna e Gianni?

LU: Naturalmente è partita da me; volevo terminare il lavoro su questo libro, "Spettacolo e palcoscenico", di cui una parte - quella intitolata "Palcoscenico" - era già andata in scena con Giusi Merli e Sabrina Cesaroni. Rimaneva la prima parte da mettere in scena: "Spettacolo". Era una favola del quotidiano. Ho chiamato gli altri a cui ho proposto questa idea; loro hanno aderito in pieno e si sono anche credo molto affezionati al progetto. Siamo andati avanti diversi mesi; la prima è stata il 5 maggio ma abbiamo cominciato a parlarne ad ottobre. Ci sono state anche diverse difficoltà, perché Giada si è ammalata nel frattempo sicché la prima è stata spostata di due mesi. Anche in casa il teatro viene preso seriamente.

MA: Volevo sapere da Giada come ha vissuto lei l'esperienza del teatro in casa…

spettacolo e palcoscenico

GP: E' stata bellissima soprattutto per l'intimità della situazione. Ci ritrovavamo di solito ogni domenica ed erano pomeriggi intensi, di tre-quattro ore, studiando, cercando, vedendo, con una serietà ed uno spirito di cooperazione davvero singolare. La cosa che personalmente mi ha colpito di più, totalmente lontana dalle mie precedenti esperienze, è il fatto che Lilion - che pure è autrice dei testi - mai calcasse la mano sullo spettacolo in se. Non si parlava mai dello spettacolo quale punto di riferimento focale, mai in senso meccanico, mai in senso automatico. Era una cosa che nasceva nella spontaneità della conclusione di un percorso, non una bramosia di esserci e di partecipare. Non ho sentito la singolarità; cioè ho sentito la singolarità di un progetto ma non la singolarità di un ego o più ego messi assieme. Eravamo in comunione, cercando di dare il massimo per omaggiare il testo, perché tutto quanto è partito da un omaggio alla scrittura; ecco perché Liliana parla di "scrittura agita" o "scrittura in azione" piuttosto che di spettacolo in senso stretto o di teatro. Quello che interessa di più è portare in scena la scrittura.

MA: Questa unità di percepiva anche nel pubblico, almeno da parte mia, ed è una cosa molto piacevole. Volevo sentire anche Giovanna…

spettacolo e palcoscenico

GU: Più o meno è già stato detto dalla Giada e dalla Liliana. È stato veramente un lavoro fatto in comunione; è stato molto bello perché mi ricordava l'infanzia. Infatti mia sorella Liliana è maggiore a me ed io ho sempre avuto lei come guida e c'era questa voglia di teatro in lei, fin da piccola, per cui quando io dovevo recitare le poesie per Natale, lei dietro la porta mi faceva la regia! Anche se abbiamo fatto questa cosa molto seriamente, è stato anche giocare insieme, ricordare i bei tempi. Eravamo tutti al pari; anche se io ho questa familiarità con la scrittura mi sono trovata subito bene, a mio agio.

MA: Come nasce questo testo?

LU: Il testo "spettacolo e palcoscenico" si divide in due parti: "spettacolo" è lo spettacolo del quotidiano, "palcoscenico" è il mito. È venuta fuori una favola, la "favola dello spettacolo"; nasce con l'idea di dire che il quotidiano è un teatro continuo. C'è ossia il teatro sul palcoscenico, che si rifà ai miti oppure al quotidiano che diviene mito, ma il quotidiano stesso è teatro. Sono così convinta di questo che vedo addirittura il mondo come una serie di personaggi teatrali. Tutto il mio lavoro è basato sull'idea che siamo marionette; l'ultimo lavoro che ho fatto è infatti intitolato "Delle marionette e del burattinaio: rilettura fantastica del teatrino". È la mia poetica.

MA: Rimane una documentazione, una testimonianza di queste serate? Ci saranno repliche?

spettacolo e palcoscenico

LU: Sì, siamo aperti ad altre repliche, ci sarebbero le richieste: con questo ci siamo fermati a tre: due a casa mia ed una allo studio di Kiki Franceschi. In questo momento l'ho un pochino sospeso perché mi sto occupando di scrittura. Il teatro è anche fatica, ma se ci sono le condizioni siamo disponibili anche a poterlo riproporre.

MA: So che è stato realizzato anche un DVD dello spettacolo (realizzato da Marco Zoli) e, cosa che mi ha colpito particolarmente, un libretto in cui sono stati raccolti i giudizi del pubblico...

LU: E' una prerogativa del teatro in casa, anche nel '96; alla fine viene chiesto al pubblico di scrivere le proprie impressioni e critiche su dei foglietti. In questo caso sono state anche ristampate e distribuite di nuovo al pubblico. Il pubblico è stato coinvolto attivamente.

MA: Certo fare teatro in casa pone un limite, lo spazio è piccolo…

LU: sono circa venti persone per volta

MA: … quindi si crea un'atmosfera intima

LU: sì, alla fine c'è il rinfresco, le persone intanto scrivono i loro giudizi e poi si ritorna nella stanza dove è stato fatto teatro e si leggono apertamente i giudizi; è proprio un percorso: spettacolo, rinfresco, il pubblico scrive, si legge e si discute. Un lavoro completo.

MA: Molto bello, molto caldo rispetto al teatro tradizionale. Lo spettatore sente il privilegio di esserci, sa che non tutti hanno potuto accedervi…

LU: Si agisce un testo più che fare teatro; questa è la differenza, agire un testo tra la gente.

MA: Giada, la scena del parto della marionetta… come l'hai vissuta?

GP: male l'ho vissuta! [risata] il fatto di partorire, non l'ho mai fatto… allora chiedevo consiglio a Liliana, che però mi ha angosciato dicendomi che dovevo non solo partorire, ma partorire una marionetta come una marionetta… allora io mi chiedevo: madonna, come sarà? [risata] invece è stata una cosa, nella sua paradossalità, assolutamente utile, perché mi sono talmente tanto calata nella parte, studiando i movimenti come se ci fossero dei fili immaginari, e poi alla fine era spontanea… sai, dopo nove mesi che dici, madonna mi devo liberare, io non vedevo l'ora di partorire ed era la cosa che in assoluto mi metteva più in imbarazzo… avevo una sorta di tabù mentale.

MA: il risultato è stato molto realistico!

GP: immagina se mi cadeva la marionetta prima del momento… un parto prematuro! [risata]

MA: Giovanna, la scena della bambina…

GU: E' la diversità, dopo l'episodio di Gianni. La bambina rappresenta la diversità, ed anche il carattere mio da bambina; ero una ribelle. La diversità che si sfiora nella bellezza della pittura; rimanere bambini, innocenti. La salvezza, la diversità è nell'arte. È quasi una forma di psicodramma, sono molto io. È anche una tragedia psicologica quella della bambina cresciuta; una sofferenza subita anche da bambina. Con la rabbia io dipingo, perché è l'unico modo in cui riesco ad essere me stessa. In quattro minuti dico tutto.

MA: Ho osservato questa grande naturalità in questo spettacolo di quaranta minuti, che passano però molto rapidamente; è però fatto da tanti momenti ed elementi diversi, anche tanti effetti sonori e visivi… è molto variegato e complesso. Volevo sapere qualcosa della preparazione…

LU: Quello che abbiamo cercato di fare è tenerci lontani da tutto ciò che è professionismo ed attorialità, insomma tutto ciò che è meccanico. Abbiamo privilegiato la naturalezza. Di solito i grandi attori arrivano alla naturalezza dopo aver attraversato un lunghissimo periodo; noi, mancandoci naturalmente tutta questa preparazione, abbiamo cercato la naturalezza già all'inizio. Ci siamo basati sulla spontaneità. Io aborro tutto quello che è attoriale.

GP: E' un'esperienza da provare perché è assolutamente singolare. Secondo me chiunque si affaccia ad un cammino scrittorio e teatrale anche in altro senso dovrebbe provare prima questo, perché ti da davvero il senso delle cose."